SICUREZZA 4P - innovazione per la sicurezza urbana - SICUREZZA 4P

SICUREZZA 4P

innovazione per la sicurezza urbana

venerdì 2 aprile 2021
post nella sezione 1 - Studi e Ricerche

Perché la Polizia Predittiva per la Sicurezza Urbana in Italia ha funzionato

Per dare un contributo alla conoscenza e al progresso per contrastare più efficacemente l'illegalità diffusa nelle nostre bellissime città, ci sono voluti molti anni di studio, ricerca, ideazione, sviluppo e sperimentazione di approcci alternativi con il risultato che, in mancanza di ulteriori validi contributi che dimostrino il contrario, almeno per adesso e aldilà di quali potranno essere in futuro le soluzioni disponibili, sappiamo quanto basta per considerare la Polizia Predittiva, per la Sicurezza Urbana, un'opportunità.

La sicurezza è un bene fondamentale, un diritto universale riconosciuto della persona (art. 3 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e in quanto tale, è considerata dalla nostra Carta tra i diritti inviolabili dell'uomo per cui è esigibile, perché senza di essa non può essere esercitata la libertà e senza questa, alcuna attività umana è perseguibile e si esprime in tutta la sua grandezza. Pertanto, la sicurezza dovrebbe essere gestita correttamente e in continuità, oltre ogni schieramento politico (Giacomo Di Gennaro Direttore del Master di II livello Criminologia e Diritto Penale Analisi Criminale e Politiche per la Sicurezza Urbana Università Federico II di Napoli 2019.

Considerando che il futuro ci riserva grandi incognite e che l'attuale instabilità sociale e la crescente percezione del rischio, alimentata dalla crisi del sistema dei valori e da altre crisi come l'attuale pandemia, uno dei desideri primari dei cittadini è quello di sentirsi sicuri nel luogo in cui vivono, lavorano e realizzano i propri sogni e non si può sfuggire dal dover dare valore al loro ascolto, perché intercettare i problemi che più incidono sulla percezione di sicurezza e sul sentimento di fiducia che essi ripongono nelle istituzioni, è il passo più importante da fare per tentare di soddisfare concretamente i loro bisogni (Prefetto Dr. Franco Gabrielli Capo della Polizia Direttore Generale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza "Lectio magistralis all'Università di Brescia 2020 al minuto 29:04").

E' ciò che si è compreso agli inizi del secolo, negli anni in cui dando più valore all'ascolto dei cittadini ("Insieme tra la Gente" lo slogan della Polizia di Stato) anche attraverso i modelli di Polizia di Prossimità Poliziotto e Carabiniere di Quartiere (2002), si è sorprendentemente scoperto che rispetto a rischi come criminalità organizzata, terrorismo, corruzione, immigrazione clandestina e altro i reati di criminalità diffusa quali furti, scippi, rapine, borseggi, truffe è ciò che più preoccupa i cittadini e gli sforzi compiuti per prevenirli, è ciò che più si aspettano dalle istituzioni (Battistelli, F. 2011 "Sicurezza Urbana: il paradosso dell'insicurezza e il dilemma della prevenzione").

La caratteristica di questo tipo di reati, è legata all'impatto che hanno sui cittadini rimasti vittime e sulla loro vita quotidiana e numerosi studi sulla vittimizzazione, testimoniano il profondo impatto che hanno sull'insicurezza personale che spesso va ben oltre il danno effettivo arrecato (Cittalia, 2009 "Analisi della percezione del senso di insicurezza dei cittadini nei piccoli comuni").

Questa rinnovata consapevolezza sul bisogno di sicurezza dei cittadini, ha nel tempo stimolato molti studi sulla criminalità urbana per arrivare a definire meglio i problemi e proporre soluzioni cosicché, un articolato lavoro di ricerca indipendente, nato e condotto d'iniziativa con il contributo di molti soggetti della sicurezza pubblica e privata, del mondo accademico e anche della cittadinanza, soprattutto quella attiva, ha permesso di determinare, per la prima volta nella storia degli studi in discipline ad approccio interdisciplinare scientifiche e umanistiche come la criminologia e la sociologia che tra i tanti delitti che può commettere un uomo, alcuni, non tutti ma proprio quelli che più preoccupano i cittadini, presentano alcune caratteristiche che li rendono prevedibili e di conseguenza agevolmente prevenibili ("SICUREZZA 4P - Lo studio alla base del software per prevedere e prevenire i crimini" 2018).

Bisogna chiarire infatti che anche in sicurezza, non tutto è prevedibile e non tutto anche se prevedibile, è possibile prevenire ma in tanti anni di studio del problema, si è scoperto che scippi, rapine, furti, borseggi, truffe ecc. presentano alcune caratteristiche che qualora si riesca a implementare un'appropriata logica di previsione, è possibile prevedere e che tale opportunità oltre a facili scenari di fantascienza, pone in una nuova condizione che permette di prevenirli più efficacemente rispetto al metodo tradizionale ("SICUREZZA 4P - Lo studio alla base del software per prevedere e prevenire i crimini").

Procediamo con ordine.

In mancanza di valide alternative, il metodo tradizionale per affrontare i fenomeni di criminalità diffusa nelle città, si basa prevalentemente sull'emergenza che si viene a concretizzare quotidianamente e che genera l'allarme della cittadinanza. Vengono quindi pianificati servizi ordinari o straordinari di controllo del territorio in risposta a istanze formulate da istituzioni locali, associazioni di categoria, comitati civici e semplici cittadini oppure, in ragione di elaborati statistici relativi alle denunce presentate alle forze dell'ordine, sovente strumento di valutazione empirica del rischio per prendere decisioni in sede di tavoli tecnici o comitati ("Legge 1º aprile 1981 n. 121 il nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza all'art. 20 prevede l'istituzione presso le Prefetture del Comitato Provinciale di Ordine e Sicurezza Pubblica").

Sebbene alla base vi sia da parte delle forze dell'ordine lo studio analitico dei crimini una volta accaduti per risolvere i casi e assicurare alla giustizia gli autori, l'attuazione dei servizi di prevenzione secondo questo metodo, può risentire della scarsa contemporaneità delle azioni di contrasto. Pertanto, le politiche di deterrenza possono essere influenzate dalla dinamicità degli eventi nel tempo e nello spazio. In pratica il rischio è che vengano date risposte quando questi problemi hanno generato danni insopportabili e la loro risoluzione è solo temporanea motivo che continuano a ripetersi poiché questo tipo di strategia, che possiamo definire applicativa, rischia di "giocare" in rincorsa con scarsi risultati in termini di prevenzione e di razionalizzazione delle risorse (Goldstein H. 1979 "Improving Policing: A Problem- Oriented Approach, in Crime and Delinquency").

Per questa categoria di reati che nel tempo siamo stati abituati a definire predatori, vengono intese le azioni delittuose di tipo appropriativo commesse da soggetti deviati ma che sono modestamente organizzati e che usano questi espedienti per la costruzione di un profitto. Non si tratta infatti di azioni d'impulso o che commesse una sola volta producono un beneficio tale da non dover essere ripetute. Il bisogno è che vengano replicate e pertanto, si è scoperto che l'abilità di chi le commette (Criminal Careers) è principalmente quella di elaborare un preciso disegno criminoso (presupposto indefettibile per la configurabilità della continuazione) che sia sufficientemente appropriato per raggiungere nel tempo successo e impunità. Una strategia ben definita che si è capito essere poggiata su due principi semplici, uno di tipo oggettivo (ricerca di prede e target appetibili non sufficientemente protetti) e uno di tipo soggettivo (disponibilità di vie di fuga, rifugi e copertura criminale) e nella maggior parte dei casi questi crimini interessano aree della città più predisposte in cui risiedono stabili dinamiche correlate anche con la configurazione fisica del territorio (Bettoni R., Lombardo E., Piccoli D. 2020 "Sicurezza Urbana: questione pubblica e privata?" In Urbanistica e Informazioni) e (Salvanelli G. Aiosa R. 2018 "Predictive Policing: prevedere i furti in abitazione nella città  di Ancona (IT) attraverso il Software del Risk Terrain Modeling - RTMDx -").

In tali aree quindi, risiedono precise regole che sono indotte dalla costanza dei fattori presenti e pertanto, all'interno delle stesse, vi è un ordine costante ripetutamente verificato di una serie di eventi in base ai quali, il reo tende ad agire di conseguenza e in sequenza con ciclica regolarità nel tempo e nello spazio.

Nel corso del lungo lavoro di studio, si è quindi capito che attraverso l'osservazione e l'analisi di ciò che accade nel contesto e quindi non solo dei crimini ma anche dei fattori, delle operazioni e delle fasi (si pensi alle correlazioni tempo spazio relative a esercizi commerciali, uffici pubblici, istituti di credito e quindi anche ai giorni di pagamento di stipendi o pensioni, a terminal e quindi anche agli orari di treni, navi e bus, a presidi ospedalieri, S.E.R.T, stadi e luoghi d'intrattenimento e quindi alla programmazione degli eventi ecc.) è possibile arrivare a isolare queste aree (che nell'ambito del lavoro sono state definite Riserve di Caccia) e percepire agevolmente il momento in cui il crimine potrà avvenire, perché la regolarità e la sequenzialità delle azioni delittuose, coincidenti con la regolarità dei fattori, delle operazioni e delle fasi all'interno del contesto, rendono facilmente decifrabile il disegno criminoso e prevedibili le azioni delittuose a esso connesse ("SICUREZZA 4P - Lo studio alla base del software per prevedere e prevenire i crimini").

Una volta appurato e accettato che il bisogno dei cittadini è quello di sentirsi più protetti rispetto a tali delitti e che in base alle citate caratteristiche rispetto ad altri essi sono prevedibili, si è ideato e implementato un metodo innovativo di analisi mai adottato prima per analizzare il rischio criminale (normalmente come scritto vengono svolte analisi e indagini d'iniziativa o coordinate dalla magistratura volte a risolvere casi e assicurare alla giustizia il reo) ed è stata sperimentata una strategia di prevenzione alternativa che rivoluziona il metodo tradizionale di gestione del problema.

Grazie a questa nuova opportunità strategica e all'esito di una prima sperimentazione, si è stabilito che se si riescono ad attuare in contrapposizione delle attività di deterrenza in maniera selettiva e sequenziale in anticipo rispetto alla sequenza avversaria, si può incidere sul disegno criminoso e limitare pesantemente la replica dell'azione del reo pertanto, i crimini vengono ridotti drasticamente e stabilizzati nel tempo e nello spazio.
Una teoria alla quale, va scritto, si è giunti in punta di piedi perché nonostante le evidenze oggettive è sembrata inizialmente semplicistica ma allo stesso tempo rivoluzionaria pertanto, ad alto rischio di critiche o smentite visto che precedenti lavori di ricerca sulla criminalità ambientale, invece, ipotizzavano che uno dei rischi della prevenzione situazionale è che una volta applicato il controllo in una zona ad alta probabilità di rischio, l'eventualità è che il crimine si sposti altrove ("Analyzing Crime Displacement and Diffusion").
Alla luce di queste considerazioni, in netto contrasto con le scoperte fatte, è stato quindi necessario approfondire il lavoro. Grazie ai molti test svolti sul campo e alle relative verifiche scientifiche, si è arrivati a determinare che l'eventualità descritta nei precedenti lavori è verosimile ma solo nel caso in cui il controllo venga applicato e indirizzato sui c.d. Hot Spot (noto e discusso limite di tutti gli approcci di predizione del crimine). Se invece, il controllo viene applicato in maniera selettiva e sequenziale, sulla base di elaborazioni predittive secondo una logica diversa, ciò che si viene a determinare, è il grave disorientamento del reo il quale, nell'immediatezza rinuncia al crimine e difficilmente si sposta altrove. Ciò accade perché le aree prescelte nel loro insieme di fattori, fasi e operazioni regolari non sono facilmente duplicabili pertanto, venendo meno i principi che sorreggono il disegno criminoso (strategia) il reo diviene inevitabilmente meno efficace e più vulnerabile nelle due macro-dimensioni.

Di fronte alla rinnovata consapevolezza sull'attuale e più urgente esigenza dei cittadini e a una nuova opportunità data dallo sviluppo di un metodo di analisi più appropriato per la prevenzione e ai risultati della sperimentazione in più contesti di una strategia alternativa più efficace, poiché basata sulle potenzialità del diverso metodo di analisi di rischio criminale e che favorisce una diversa e più opportuna gestione del problema, è nata l'esigenza di implementare un trovato tecnologico e metodologico per permetterne una più agevole applicazione, senza dover impiegare strumenti che richiedano tempo e dispendio di energie. Si è ricorsi quindi all'Intelligenza Artificiale ormai sempre più al fianco delle attività umane (come ad esempio nella Business Intelligence) e che per un più corretto inquadramento, andrebbe definita d'intelligenza aumentata perché in questo caso, non è la tecnologia determinante ma la simbiosi uomo - macchina.

Grazie all'Intelligenza Artificiale, infatti, istruita (Machine Learning) per analizzare velocemente le informazioni del contesto, interpretare le dinamiche al suo interno, decodificare i modelli criminali (per modello criminale si intende la configurazione in un unico schema di più elementi ovvero tipologia di delitto, modus operandi, vittima, target, condizioni, fasi e operazioni del contesto ecc.) ed elaborare un quadro di rischio futuro, colui che è deputato al controllo, in virtù delle informazioni strategiche (allarmi georeferenziati di eventi possibili e non già accaduti) rese dalla tecnologia ed in simbiosi con la stessa, va a potenziare la propria capacità di analisi e di gestione del rischio (Caligiuri M. 2020 "Il simbionte" in Cyber Intelligence. Tra libertà e sicurezza") e si posiziona nella condizione ideale di chi svolge questo tipo di lavoro, per prevenire l'azione avversaria interrompendone la ripetizione e rendere l'autore meno efficace e più vulnerabile nel tempo e nello spazio, evitando anche lo spreco di energie. Tutto in tempo reale, direttamente nello scenario operativo, senza dover attendere disposizioni o ordini che inevitabilmente possono giungere in ritardo.

Una vera e propria rivoluzione copernicana del metodo per fornire ciò che la collettività più si aspetta, perché se da un lato in questo modo si evita di dover lavorare solo sull'emergenza con il rischio di continuare a "rincorrere" i problemi e aspettare che i crimini accadano per fornire successivamente risposte, dall'altro con la diversa gestione del problema in base a quanto sinora scritto, vengono migliorati anche altri aspetti. Non solo meno crimini quindi ma anche più sicurezza percepita, perché il controllo non viene più applicato in maniera randomica in base al rischio generico ma in base alla sua precisa e puntuale evoluzione nel tempo e nello spazio e quindi nel posto e nel momento in cui il cittadino si sente meno sicuro, minori costi morali e materiali per la collettività, minore spreco di risorse e di energie e relativo risparmio sui costi di gestione della sicurezza. Il tutto non solo rispondente a principi logici ma anche matematici perché ciò che si viene a determinare, è rinvenibile anche in letteratura sulle dinamiche della deterrenza nella disciplina della matematica applicata denominata Teoria dei Giochi.

Molti studi dedicati a questo argomento, infatti, dimostrano che per questi delitti la punizione del reo non dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire (e invece normalmente non esistendo alternative è proprio ciò che accade), perché il tentativo d'infliggere la pena è casuale, costoso e produce scarsi risultati (Goldstein H. 1979 "Improving Policing: A Problem- Oriented Approach, in Crime and Delinquency").
Ciò che dovrebbe essere maggiormente valorizzata nella quotidiana disputa con il reo invece, è la deterrenza perché se ci pensiamo bene si tratta di una pena che limita pesantemente il disegno criminoso e maggiori quindi dovrebbero essere gli sforzi per arrivare a infliggerla con sistematicità. Infatti, se i potenziali autori di reato sono sufficientemente influenzabili, come si è riuscito a dimostrare, allora aumentare la probabilità di condizionamento, non solo può ridurre l'ammontare della pena effettivamente inflitta ma ribalta la situazione, dal suo equilibrio di alta violazione al suo equilibrio di bassa violazione.
I risultati ottenuti con la sperimentazione della Polizia Predittiva per la Sicurezza Urbana secondo i suddetti principi quindi, oltre al potenziale che offrono per ridurre la criminalità e la carcerazione, possono avere altre importanti implicazioni soprattutto per ciò che riguarda la corretta gestione del problema, quello dell'Insicurezza Urbana (Kilmer B, Kleiman M. 2009 "The dinamic of deterrence").

Ci aspettano in futuro grandi cambiamenti ed è difficile credere che ci si voglia defilare di fronte a nuove opportunità per garantire più sicurezza ai cittadini, in un momento in cui, anche in virtù dei recenti interventi normativi (Decreto Legge 17 febbraio 2017 n.13), vi è una sensibilità diversa verso la Sicurezza Urbana rispetto al passato e i risultati della sperimentazione italiana della Polizia Predittiva ci dicono che proprio in quest'ottica, abbiamo di fronte un'opportunità che non andrebbe sottovalutata come raccomandano anche gli stessi vertici dell'Ordine e della Sicurezza Pubblica (Prefetto Dr. Franco Gabrielli Capo della Polizia Direttore Generale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza 2020 "Lectio magistralis all'Università di Brescia al minuto 31:14") e auspicano gli autorevoli esperti in politiche di sicurezza urbana (Giacomo Di Gennaro Direttore del Master di II livello Criminologia e Diritto Penale Analisi Criminale e Politiche per la Sicurezza Urbana Università Federico II di Napoli "Esiti del convegno Devianza minorile e uso delle armi presso Prefettura di Napoli, 19 febbraio 2021).

Il lavoro svolto per tanti anni proprio in questa direzione, ha infatti ottenuto validazioni basate sulla valutazione oggettiva del problema che si è voluto affrontare, delle scoperte fatte, dei fini e dei principi della strategia alternativa, della soluzione ideata e dei risultati della sua sperimentazione (Di Gennaro G., Marselli R. "Secondo Rapporto Criminalità e Sicurezza a Napoli". FedoaPress, University Federico II, Naples 2019) e tutto ciò al contrario di quanto invece sta avvenendo per molti altri progetti simili che stentano ad affermarsi, perché aree grigie e grossi limiti di accesso ai percorsi di ricerca che portano alla sviluppo di soluzioni che fanno uso di tecnologia innovativa, alimentano più dubbi che certezze, soprattutto nella comunità scientifica internazionale.

E' frequente infatti che in ragione delle preoccupazioni per l'alto rischio di uso improprio, controverso e indiscriminato dell'Intelligenza Artificiale, soprattutto in tema di sicurezza, vengano pubblicati contributi che sollevano molti dubbi sull'impatto che strumenti tecnologici di controllo intelligenti (come ad esempio le telecamere per il riconoscimento facciale) potrebbero avere sul diritto alla privacy e alla libertà personale e solo pochi mesi fa, un nutrito numero di ricercatori di fronte a tali comprensibili preoccupazioni, si è spinto addirittura nel rivolgere alla comunità scientifica internazionale l'avvertimento di abbandonare progetti di Predictive Policing che impiegano queste soluzioni ("Abolish the #TechToPrisonPipeline") ma ciò accade perché é difficile trovare lavori di questo tipo che abbiano raggiunto un accettabile livello di maturità scientifica, etica, giuridica, tecnologica e funzionale.

Al contrario invece, tutto il lavoro italiano di ricerca, sviluppo e implementazione di una soluzione alternativa che fa uso anche d'Intelligenza Artificiale ma che non è il fattore determinante e nulla di quanto al momento preoccupa si propone di impiegare, è stato aperto, documentato e pubblicato non solo per permettere di contribuire ma anche per poter dare facoltà di verifica ed essere serenamente accettato. Dagli addetti ai lavori, dal mondo giuridico, accademico e anche dall'opinione pubblica e rispetto ad altri, ciò che è stato messo a disposizione, è quella che in gergo tecnico potrebbe essere definita una "white box" ovvero una soluzione di cui sia l'utente che chi eventualmente tenga a svolgere una serena valutazione, è nella condizione di comprendere in cosa consiste, su cosa si fonda il suo sviluppo, quali sono i principi ed i fini del suo impiego, il suo funzionamento e anche e soprattutto quali sono i limiti che vengono rispettati nella trattazione delle informazioni da valorizzare.

Non è sempre così ed è per questo che si alimentano comprensibili dubbi.

Per fare qualche esempio, si prendano i recenti articoli di stampa sullo studio condotto dalla Carnegie Mellon University ("Perché la polizia predittiva non funziona"). Lo studio afferma che replicando gli algoritmi di un noto applicativo di predizione del crimine che nonostante lo scetticismo, da anni ormai trova il suo impiego in diversi dipartimenti americani di Polizia, il risultato della verifica delle predizioni elaborate dalla soluzione, non è così sorprendente come dichiarato dall'azienda fornitrice e dai dipartimenti che da tempo ne fanno uso e che anche variando il set d'informazioni ovvero, analizzando i dati delle denunce dei cittadini anziché quelli delle operazioni di Polizia (una delle vie di fuga del fornitore di fronte alle considerazioni di altri precedenti studi che hanno evidenziato nei risultati l'alto rischio di bias e di discriminazione razziale o territoriale qualora vengano usati dati che riguardano solo le operazioni e gli arresti da parte delle forze dell'ordine) il risultato non cambia. Pertanto, il sospetto è che in ogni caso gli algoritmi di previsione del crimine ereditano storture molto probabilmente date dai pregiudizi, non solo di chi li sviluppa ma anche di chi li utilizza.

Tuttavia, proseguendo nell'analisi dello studio, si può facilmente intuire come questo non riguardi il lavoro italiano, molto diverso dagli altri e le rassicurazioni arrivano proprio da esperti nell'approfondimento dei pregiudizi degli algoritmi come la nota ricercatrice, "Rashida Richardson" la quale, nell'avallare lo studio della Carnegie Mellon University, conclude che "tali sistemi conducono a esiti pregiudizievoli che non contribuiscono alla sicurezza pubblica e che molti fornitori, come quello preso in esame nello studio, non capiscano quanto le condizioni strutturali e sociali influenzino o distorcano molte forme di dati sulla criminalità ".

Una conclusione che non stride ma anzi coincide proprio con i principi del lavoro italiano dove, proprio per evitare questi rischi, ci si è avvalsi del contributo non di esperti di algoritmi o ingegneri informatici ma di esperti in criminologia, in sociologia, in urbanistica e anche di chi i problemi li subisce o li affronta quotidianamente e che ha permesso di capire che per fare un buon lavoro di proposizione di un'alternativa valida per la prevenzione di questi fenomeni, bisogna innanzitutto evitare di continuare a mettere al centro del problema solo il reo ma va considerato e valorizzato altro come ad esempio proprio le condizioni strutturali e sociali dei contesti dove i crimini accadono, onde poter arrivare a realizzare modellazioni corrette che tengano conto non più solo dell'aspetto soggettivo ma anche e soprattutto del contesto, con tutte le condizioni, fasi e operazioni di tipo sociale, economico e urbanistico che risiedono all'interno, le tipologie di vittime e target coinvolti, il giorno, l'ora, la stagione e tanto altro.

Di fronte al tenore di comprensibili preoccupazioni ma anche delle rassicurazioni quindi, possiamo sentirci tranquilli sul fatto che le logiche del lavoro italiano siano differenti e il valore del lavoro nel suo complesso sia ben diverso da tutto il resto. Perché nulla di quanto preoccupa e si pensi essere un problema viene impiegato, perché non ci si prefigge di risolvere la criminalità in generale ma quei crimini che più preoccupano i cittadini (un problema che richiede oggi una gestione diversa) ed in ultimo, perché non vi è la necessità di ricorrere a investigazioni dato che la scelta di apertura del lavoro sin dall'inizio, ha messo e tutt'oggi mette chiunque nella condizione non solo di contribuire all'eventuale e auspicata evoluzione ma anche di fugare ogni ragionevole dubbio sulla sua correttezza anche etica. Rispetto ad altri lavori simili infatti l'obiettivo che si è proposto sin dall'inizio, non è l'individuazione di soggetti e la limitazione della libertà personale (rischio bias e di pregiudizi verso soggetti o gruppi di soggetti, etinie o altro) o la militarizzazione del territorio (rischio bias e di pregiudizi verso luoghi e hot spot) come soluzioni simili tendono tutte a fare che è poi ciò che più preoccupa ma una diversa e più corretta gestione del problema. Un obiettivo che si limita solo a voler dare più valore alla prevenzione, costruendo un appropriato modello di "risk assessment" avvalendosi dell'Intelligenza Artificiale, di cui però ne vengono rispettati i limiti come già avviene in altri ambiti, onde poter solo spostare il costrutto strategico dell'azione di controllo, da una visione riparatoria del danno a una visione probabilistica del rischio. Quindi, da una logica di "rincorsa" dei problemi e degli effetti che essi generano tipica della permanente emergenza, a una che lavora sugli schemi della prevenzione, il compito principale delle istituzioni verso la collettività.

Per informazioni sul progetto di sperimentazione della Polizia Predittiva per la Sicurezza Urbana in Italia:

https://www.xlaw.it/presentazi...

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